Orme

L’interesse verso le donne della mia famiglia nasce come esigenza e come sintesi di un percorso.

La storia di Thomas Jay, prigioniero nel corpo e libero nello spirito, ha richiesto un numero incredibile di stesure dettate dalla mia incapacità di far narrare quella storia ad una donna. Ogni tentativo falliva in uno stile piatto, scialbo e privo di spessore. Al contrario, quando mi calavo nei panni del protagonista, la scrittura prendeva il volo in modo inconsapevole. Perché dovevo essere un uomo per riuscire a scrivere? E soprattutto perché avevo avuto bisogno della metafora di un ergastolo?

Thomas Jay parlava di donne in modo invisibile e subliminale. Dietro lo pseudonimo di un protagonista a sua volta nascosto al mondo, avevo creato il rifugio ideale: una maschera. Allo stesso tempo scrivevo un blog sulla maternità: “Mamme sull’orlo di una crisi di nervi”. Sembravano due discorsi lontani ma non lo erano.

Furono i lettori, con i loro commenti, a spingermi nella giusta direzione. Ma Thomas Jay era un romanzo amato soprattutto dalle donne, era a loro che quel messaggio velato comunicava; vi si riconoscevano. Mi scrivevano che le affabulazioni del protagonista trascendevano la situazione e il disagio della trappola esistenziale catturava l’immaginario.

Capii che la prigione aveva a che fare con la femminilità, ma perché?

Come avevo fatto con Thomas Jay, ripercorrere le tracce del passato divenne un’operazione necessaria alla comprensione. La mia storia personale però non era esaustiva. Troppo nella mia esistenza era dipeso da quanto era avvenuto prima.

Da quel momento, ciò che aveva preso avvio come una ricerca personale divenne una più ampia, perché la vita delle donne della mia famiglia offriva uno spaccato storico importante che mi induceva a riflessioni che oltrepassavano il limite individuale.

Orme ripercorre le tracce del passato alla ricerca dei luoghi della memoria individuale, collettiva e transgenica. Un lungo viaggio nel tempo e uno spaccato sulle contraddizioni intrinseche dell’emancipazione femminilie in Italia a partire dalla fine del XIX secolo.

 

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