La destra e la guerra al politically correct

La guerra della destra al politically correct altri non è che il tentativo di legittimare l’uso di linguaggi denigratori e offensivi così che rientrino in una norma e cultura; è una guerra che dietro il diritto alla libertà di espressione nasconde l’obiettivo di de-umanizzare intere categorie di persone e instillare nel denigratore un senso di superiorità che possa poi tradursi all’atto pratico, non solo nella giustificazione della violenza ma nella giustificazione di leggi discriminatorie.

È una strategia subdola mirata a trasformare la percezione del concetto di correttezza (che è sinonimo di giustizia e democrazia) in un male. Parte dall’assunto che tutti siano contrari all’immigrazione, ai gay, i transgender, gli ebrei ecc. ma lo nascondano ipocritamente dietro un linguaggio corretto solo nella forma ma non nel significato. È un assunto, in sostanza, che nega anche solo l’esistenza di un onesto pensiero di tolleranza e dunque delegittimi al tempo stesso il perno centrale della democrazia.

Non cadiamo nella trappola della difesa delle “intenzioni”. Chiunque abbia intenzioni legittime, non ha bisogno di utilizzare linguaggi denigratori, le intenzioni dunque di chi si sente in diritto di farlo sono denigratorie in sé.

La guerra della destra al politically correct è una guerra alla giustizia sociale, ai diritti civili, al multiculturalismo e alla democrazia.

Chiamiamola per quello che è.

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