Da Donetsk a Odessa (2014) – Parte Prima

Recentemente mi sono imbattuta per caso in un thread in cui l’autore aveva postato il video di una manifestazione avvenuta a Donetsk nel 2014.

Al contrario dei video che avevo visto circolare sul Donbas nel 2014 con manifestazioni filorusse, si trattava di una manifestazione Euromaidan.

Era qualcosa che stonava con la narrativa di un Donbas pro-indipendentista, sceso unanimemente in piazza contro il governo di Kiev dopo la fuga di Yanukovych.

Seguendo i vari commenti, mi sono resa conto di trovarmi all’interno di uno scambio tra persone del Donbas e zone limitrofe, testimoni degli eventi. Mi colpì subito la terminologia che usavano: parlavano di “occupazione” e si riferivano al DPR come a una dittatura militare. 

Ho capito di saperne troppo poco e che molte delle mie nozioni provenivano da informazioni frammentarie assimilate occasionalmente, senza alcuna ricerca sistematica.

Cosa era successo veramente a Donetsk nel 2014? L’indipendenza delle due repubbliche era stata veramente la “volontà del popolo del Donbas” oppure si era trattato di un colpo di stato voluto da Mosca?

Esiste molto materiale in rete a riguardo. Purtroppo, mi è parso spesso inconsistente, oppure fedele a narrative univoche, tese a presentare i fatti per soddisfare una tesi. Troppi di questi scritti tendono a essere opinioni piuttosto che esposizioni di fatti sanciti da rapporti e statistiche ufficiali, corroborati da materiale fotografico e testimonianze verificate. Tesi che spesso omettono elementi importanti e ufficialmente verificati.

Inoltre, negli ultimi anni, ci si è focalizzati sul conflitto in Donbas, ovvero al dopo. Come se  sulle vere cause del conflitto si volesse sorvolare e bastasse quella nozione così poetica del “popolo che lotta per la libertà” a chiarire ogni equivoco in merito alla condanna morale dell’Ucraina.

A me però interessavano soprattutto le cause, in quanto la lettura degli eventi successivi dipende interamente da quanto era avvenuto allora. 

Se infatti il Donbas avesse dichiarato l’indipendenza contro la discriminazione del governo centrale di Kiev, allora gli otto anni di guerra possono essere letti come la repressione ucraina contro la volontà d’indipendenza del popolo del Donbas. 

Al contrario, se la dichiarazione d’indipendenza del Donbas fu un colpo di stato da parte della Russia, allora il conflitto che segue può essere letto in modo diametralmente opposto: è la lotta dell’Ucraina per liberare dall’occupazione territori illecitamente sottratti al proprio territorio.

Come vediamo, la chiave interpretativa è un nodo fondamentale sia per valutare quanto era successo nel 2014, quanto per comprendere gli eventi di oggi.

Per destreggiarmi nella giungla della disinformazione, ho scelto un approccio inconsueto: ovvero partire da un thread che non aveva alcuna ambizione narrativa (ma in cui i partecipanti semplicemente ricordavano) e utilizzarlo come filo conduttore, analizzandone il tono, i riferimenti e verificando la veridicità di ogni elemento attraverso fonti ufficiali.

In primo luogo, contattai l’autore the tweet iniziale chiedendogli se era disponibile a raccontarmi la sua storia. Purtroppo ricevetti questa risposta:

Mi dispiace. Ma fin tanto che ci sarà  l’occupazione, non riporto nulla di personale della mia vita. Spero tu possa capire.

In realtà, in quel suo rifiuto mi spiegava già molto: parlava di Donetsk come di un territorio “occupato” (né indipendente, né liberato); sosteneva che parlare per lui era pericoloso (dato che Donetsk è sotto controllo del DPR, ne deduciamo che i gli abitanti di Donetsk abbiano timore a esporsi).

Non potendo contare su una collaborazione diretta sono tornata al thread iniziale e ho trovato le immagini di una manifestazione avvenuta a Donetsk il 28.04.2014.

La data mi ha colpita perché era avvenuta dopo la proclamazione dell’indipendenza della Repubblica di Donetsk del 7 aprile 2014. Ciò sta a indicare che il supporto a tale proclamazione fosse tutt’altro che popolare e che ancora due settimane dopo esisteva almeno una parte della popolazione che vi si opponeva e manifestava in favore dell’unità con l’Ucraina e contro la separazione della repubblica. 

Si trattava di persone di lingua ucraina mentre i russofoni erano per l’indipendenza perché discriminati?

A questo riguardo può chiarirci le idee un sondaggio dell’IRI, effettuato nel marzo 2014, ovvero solo poche settimane prima della dichiarazione d’indipendenza della Repubblica di Donetsk, in cui meno di un terzo di russofoni in Ucraina dichiarava che vi fosse un problema di discriminazione.

Nello stesso sondaggio troviamo che anche nel sud ed est del paese, in prevalenza russofono, il sostegno verso il supporto militare della Russia in protezione dei russofoni fosse sostenuto solo da un quarto della popolazione.

Se questi erano i risultati di un sondaggio effettuato solo un mese prima delle dichiarazioni d’indipendenza delle due repubbliche, non sembra vi fossero le premesse per una base di supporto tale da giustificare prese di potere.

Certamente, la popolazione era più divisa nel sud e nell’est del paese, ma non in misura tale da spiegare gli eventi a meno che non vi fosse stata una forte spinta dall’esterno. In sostanza, ci troviamo davanti a elementi che fanno supporre che tali indipendenze fossero in realtà coperture di un colpo di stato. 

Torno ai tweet cercando di riallacciare i fili attraverso gli accenni dei testimoni.

Qui, due riferimenti sono interessanti: il primo è l’appoggio della polizia nel reprimere i manifestanti pro-maidan; il secondo è il riferimento alla strage di Odessa e il fatto che la persona che twitta ritiene che i picchiatori di Donetsk sono gli stessi che scateneranno i disordini a Odessa il 2 maggio 2014.

Chi erano? 

Una delle foto postate precedentemente viene ripostata con alcune spiegazioni:

Di nuovo, mi trovo davanti a una narrativa diversa da quella nota. Qui abbiamo persone del Donbas che parlano di “nazisti russi” che reprimono gli ucraini, cose che “fanno fino a oggi”.

Mi imbatto nel termine titushki. Vado a ricercare e scopro che i titushki erano agitatori pagati dalle élite locali per attaccare i manifestanti euro-maidan e reprimere il movimento con il beneplacito della polizia. Solitamente si trattava di filorussi locali. A essi si trovavano comunque anche affiancati membri delle milizie paramilitari nazionaliste russe. 

Mi torna in mente questo articolo:

...A marzo 2014 si registrarono scontri a Kharkov, Donetsk e Lugansk, con l’occupazione dei municipi e delle istituzioni locali. Secondo gli osservatori OSCE  le forze di polizia non intervennero o si mostrarono solidali con i manifestanti filorussi. In aprile vennero occupate le amministrazioni di Kramatorsk, Sloviansk e Mariupol, questa volta con il supporto di uomini armati. Si trattava perlopiù di paramilitari che arrivavano dalla Russia. La provenienza russa dei miliziani e di larga parte dei dimostranti che occuparono le varie municipalità è la prova che non si è mai trattato, fin dall’inizio, di una guerra civile ma di uno “scenario crimeano” fatto di agitatori e truppe irregolari inviate da Mosca per destabilizzare e infine occupare le regioni orientali dell’Ucraina.

Il tweet e l’articolo trovano pienamente conferma nel rapporto OSCE del maggio 2014 che infatti affermava:

La valutazione dell’ODIHR sulla situazione nelle regioni dell’Ucraina visitate dall’HRAM ha riscontrato un numero significativo di gravi violazioni dei diritti umani. Questi includono omicidi e aggressioni fisiche, nonché casi d’intimidazione e sparizioni forzate. Le vittime erano principalmente attivisti e giornalisti pro-Maidan, e quelli in Crimea includevano anche personale militare ucraino e membri della comunità tartara.

E ancora più avanti:

Nelle comunità in cui si sono verificati gli scontri più violenti, la violenza è spesso scoppiata su istigazione d’individui noti come “titushky” (agenti di supporto mercenari di vari gruppi), o membri dei cosiddetti gruppi di “autodifesa”, o entrambi. I gruppi di “autodifesa” si auto descrivono come volontari che, di fronte alla presunta incapacità della polizia di adempiere ai propri doveri, svolgono funzioni di contrasto durante le assemblee, spesso con l’uso della violenza. Alla fine di febbraio, in città come Donetsk, Kharkiv e Luhansk, questo fenomeno sarebbe diventato sia più diffuso che più sistematico nel suo uso, in particolare da parte di gruppi anti-Maidan. I gruppi organizzati hanno iniziato ad arrivare in autobus o veicoli privati, alcuni dei quali non avevano targhe o targhe della Federazione Russa. Ci sono state accuse secondo cui le manifestazioni anti-Maidan includevano persone pagate per la loro partecipazione. Secondo fonti credibili, molte di queste persone provenivano da piccole città vicine o da oltre il confine con la Federazione Russa. Hanno beneficiato di accordi logistici e finanziamenti che hanno permesso loro di viaggiare e d’interrompere le assemblee pro-Maidan.

Dunque, in Donbas, l’uso di titushki e di miliziani paramilitari provenienti dalle falangi dell’estrema destra russa, oppure addirittura di cittadini russi assoldati per l’occasione, aveva il fine di creare uno scenario analogo a quello della Crimea. In sostanza, fomentare uno scontento, portare i manifestanti delle due fazioni in piazza e usare falangi estremiste per creare disordini, facendo poi ricadere la colpa sui pro-maidan così da giustificare l’intervento dell’esercito russo in “soccorso dei russofoni”.

Secondo l’OSCE, già in Crimea si era assistito a un fenomeno di repressione massiccio dei gruppi pro-maidan:

Nel periodo di riferimento, l’HRAM ha ricevuto accuse credibili di sparizioni forzate. In Crimea, le persone interessate includevano principalmente attivisti pro-maidan, giornalisti e membri delle forze armate ucraine. In alcuni di questi casi, le vittime sarebbero state sottoposte a tortura e altri maltrattamenti durante la custodia. Qualsiasi misura adottata dalle forze dell’ordine e dagli organi giudiziari per indagare sulle sparizioni forzate e sugli atti correlati sembra essere stata inefficace. Durante tutto il periodo di spiegamento dell’HRAM e in tutte le regioni coperte dall’HRAM, la polizia ha mostrato da un lato una propensione  contro i gruppi pro-Maidan e compiacenza verso i gruppi opposti, dall’altro.

In merito al razzismo, alla discriminazione, alla demonizzazione degli opponenti e alla disinformazione, il rapporto dell’OSCE è chiarissimo sulla provenienza e sul tentativo di sopprimere le identità ucraine e tartare da parte dei filorussi:

I simboli ucraini sono stati presi di mira in diverse occasioni, così come i veicoli che trasportano bandiere ucraine e altri simboli nazionali. Gli attivisti pro-maidan sono stati spesso etichettati come “banderovtsy”, “nazisti” e “fascisti. Il sostegno all’integrità territoriale e all’unità dell’Ucraina è stato rappresentato come un segno d’intolleranza e nazionalismo. Istanze di discorsi di odio verso gruppi etnici e religiosi sono state diffuse anche in Crimea, dove i tartari di Crimea formano una comunità considerevole. 

Notiamo una linea di continuità nel modus operandi che va dalla Crimea al Donbas, allora torno al riferimento del tweet per andare oltre: “gli stessi bastardi che picchiano le persone a Donetsk andranno a Odessa in minibus”. Vado avanti tra le risposte:

Di Igor Girkin ne abbiamo sentito parlare in questi giorni per le sue critiche al modo in cui sono state condotte le operazioni, definite troppo “soffici”. 

Vediamo chi è:  

  • Comandante delle Forze Speciali ed FSB.
  • Negli anni ‘90 combatte affianco ai Serbi ed è tra i responsabili del massacro di Višegrad.
  • Emissario del Cremlino in Crimea (ne assicura l’annessione).
  • A capo di un commando di assalto in Donbas.
  • Con l’assedio di Sloviansk, prende il potere e insedia il primo ministro Alexander Borodai, assumendo egli stesso il ruolo di ministro della difesa.
  • Responsabile dell’abattimento del Malaysia Airlines Flight (17 luglio 2014) per il quale è condannato in contumacia nel 2019.

I rapporti OSCE e la figura di Girkin ci danno ora un quadro chiaro di quanto è avvenuto in Donbas.

Indipendenza del Donbas per volontà della popolazione? Decisamente no. Si trattò della repressione dei movimenti pro-maidan attuata da filo-russi e organizzazioni paramilitari russe e di un colpo di stato con successiva instaurazione di un regime militare.

Con questo, la narrativa dell’Ucraina che “perseguita gli abitanti del Donbas per otto anni” si dimostra falsa.

Gli eventi di Odessa nel prossimo articolo.

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