La donna nella Repubblica di Platone

Prendendo spunto da un suo interessante commento, ho chiesto a Maria Antonietta Perna di farne un articolo. Ve lo propongo:


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In La delega della responsabilità, Alessandra Libutti rivolge la sua analisi sottile ad un editoriale di Vittorio Feltri pubblicato su Libero il 21 gennaio di quest’anno. Leggere entrambi i pezzi, ha risvegliato in me ricordi dei miei trascorsi studi filosofici, in particolare riguardo alla rivendicazione della parità tra uomini e donne che per la prima volta appare nel pensiero filosofico occidentale ad opera di Platone.

 

Il punto di vista di Feltri

Feltri si rifà al trito discorso secondo cui, prendendo la naturale dotazione di utero da parte delle donne come premessa, seguirebbero una serie di limitazioni in campo economico e sociale che le donne, secondo Feltri giustamente, subiscono in quanto dedite alla cura della prole.  Tuttavia, un’ulteriore, tacita premessa ad un simile ragionamento consiste nel dire che tale cura non potrebbe altro che spettare esclusivamente alla madre. Ma, mentre la premessa del possesso di utero da parte delle donne ha un fondamento biologico, non si capisce bene quale fondamento abbia la seconda premessa. E’ qui che si inserisce Platone.

 

Il punto di vista platonico

A differenza della gran parte del pensiero filosofico occidentale del suo tempo e non solo, la Repubblica di Platone si distingue per la teorizzazione di una rivoluzionaria parità tra uomini e donne, almeno limitatamente alla classe dei Guardiani, cioè la classe di cittadini posti al livello più alto cui è assegnato il compito di governare e difendere la polis.

 

Il discorso patriarcale che definisce la donna ed il suo ruolo nella società in termini di utero, cui il confinamento delle donne alla procreazione ed alla cura della casa è legato, non lo ha inventato certo Feltri. Piuttosto, è il discorso dominante da secoli, e gran parte del pensiero filosofico nel tempo lo avalla con argomenti un po’ più sofisticati nelle modalità, ma non per questo inconfutabili.

 

L’argomentazione platonica per arrivare alla parità di genere nei Guardiani si avvale essenzialmente di due mosse:

 

  1. Le potenzialità che le persone umane possono realizzare, più che dalla biologia sono determinate dalle loro capacità intellettuali.  Queste ultime, non solo non hanno sesso, ma non sono neanche date una volta per tutte alla nascita. Piuttosto, esse si sviluppano durante la crescita nell’interazione con gli altri all’interno delle formazioni sociali con cui uomini e donne vengono in contatto.
  2. La famiglia e la proprietà privata rischiano di minare la dedizione verso la cosa pubblica in favore degli interessi privati, dunque entrambe vanno eliminate.  Ne segue che i Guardiani non intrattengono relazioni affettive ed intime stabili. I piccoli nati dai Guardiani e dalle Guardiane della Repubblica platonica vivono in comunità e sono allevati da apparati pubblici secondo principi prestabiliti atti a farne dei cittadini modello.  Di colpo, le Guardiane platoniche si scoprono esenti da oneri legati alla cura della famiglia e della casa e quindi libere di perseguire l’interesse pubblico non meno degli uomini.

 

Presi insieme, i punti 1 e 2 indicati sopra spazzano gran parte degli ostacoli che una certa ideologia maschilista accampa al fine di contrastare la partecipazione delle donne al governo della cosa pubblica, agli studi, agli sport, e così via.  Entriamo un po’ più nel dettaglio per capire come.

 

Punto 1: l’importanza dell’educazione in Platone

Platone non era certo così ingenuo da negare le differenze fisiche tra uomo e donna, piuttosto la sua posizione nega che queste siano sufficienti a determinare una diversità nella natura tra uomo e donna.  Dico di più, molti passaggi nella Repubblica e nelle Leggi, indicano il pensiero secondo cui non esiste una natura femminile fissa e data una volta per tutte.  Di conseguenza, non esistono compiti e comportamenti che sono consoni alle donne ma non agli uomini e viceversa.  Ciò che molto spesso si indica come naturale non è altro che una convenzione sociale, e ciò che è naturale per un tipo di società non lo è per un altro.

 

Ciò che contraddistingue la persona sono le sue doti intellettuali, etiche e razionali, le quali per Platone non conoscono differenze di genere ma piuttosto di educazione.  Quest’ultima è fondamentale nella Repubblica, che si dilunga sull’importanza di come i Guardiani devono essere cresciuti, educati ed istruiti.

 

I richiami a questa posizione nella Repubblica sono chiari e molteplici.  Non è mio intento qui offrire un’analisi testuale, quindi mi limito a riportare solo pochi riferimenti.  Per esempio, uno stralcio del dialogo tra Socrate e Glaucone in cui Socrate difende l’inclusione delle donne nella classe dei Guardiani (Libro V), suona così:

 

“– Quindi, se useremo le donne per gli stessi compiti degli uomini, bisogna impartire loro gli stessi insegnamenti.

— Sì.

— A quelli furono assegnate la musica e la ginnastica.

— Si.

— Perciò anche alle donne occorre trasmettere queste due arti e l’arte della guerra, e bisogna trattarle allo stesso modo.”

 

“– Pertanto, caro amico, nel governo della città non c’è alcuna occupazione propria della donna in quanto donna, né dell’uomo in quanto uomo, ma le inclinazioni sono ugualmente ripartite in entrambi, e per sua natura la donna partecipa di tutte le attività …

credo, diremo che esistono donne portate per la medicina e altre no, donne inclini per natura alla musica e altre no …

E non esistono donne portate per la ginnastica o per la guerra, e altre che sono imbelli e non amano la ginnastica? …

E non ci sono donne che amano la sapienza e altre che la odiano? Donne coraggiose e donne vili? …

Quindi ci sono anche donne guardiane e altre no. Non abbiamo scelto con questo criterio anche la natura dei guardiani maschi? …

Dunque nella difesa della città la natura della donna e dell’uomo è la stessa…”

 

“Bisogna quindi scegliere donne fornite di tali qualità perché abitino con uomini tali e li affianchino nella funzione di guardiani, dato che sono all’altezza di questo compito e hanno una natura affine alla loro …

E alle nature uguali non bisogna assegnare mansioni uguali?”

 

In breve, uguale istruzione e stile di vita producono eccellenti Guardiani in grado di esercitare le importanti funzioni politiche e militari loro attribuite senza che il loro appartenere al genere maschile o femminile abbia alcuna rilevanza sostanziale.

 

Punto 2: eliminazione della proprietà privata e della famiglia

Questo è un nodo importante, e si riallaccia all’intervento di Feltri sopra chiamato in causa.  Nonostante Platone fosse giunto a concludere che, se allevati nello stesso modo, non ci sono differenze significative tra uomini e donne in relazione al ruolo che possono svolgere nella società, ciò non basta a far sì che tale parità si possa realizzare.  E’ solo eliminando la famiglia tradizionale e l’istituzione della proprietà privata su cui largamente essa si fonda, che l’emancipazione femminile può aver luogo.

 

Dunque, finchè esiste un pater familias, un nome (quello paterno) e dei beni che si trasmettono da padre in figlio (quindi l’esigenza di avere una certa sicurezza che la prole sia propria e non di altri con conseguenze sanzionatorie che incidono negativamente sulla libertà della donna), la donna sembra essere relegata all’ambito privato con funzioni principalmente procreative e di cura domestica.

 

Se andiamo al cuore del ragionamento platonico, ci rendiamo conto che non è l’utero  l’ostacolo principale alla parità economica, sociale e politica tra uomo e donna. Infatti, le Guardiane platoniche non vengono esonerate dal mettere al mondo dei bambini, cosa peraltro fondamentale al perpetuarsi della comunità stessa.  Malgrado ciò, esse non incorrono in alcun impedimento alla loro piena partecipazione civica al pari degli uomini (con buona pace di Feltri).

 

Il fattore dirimente, ed il punto fondamentale che intendo trarre da questa discussione, sembra essere piuttosto il modo in cui la società tutta si prende carico della funzione procreativa e ne organizza i vari aspetti in modo da non impedire alle donne di essere soggetti attivi all’interno di essa al pari degli uomini.

 

Per concludere

Non è indispensabile seguire Platone alla lettera al fine di contrastare la retorica naturalistica che fomenta la disparità tra i generi.  L’eliminazione di ciò che è alienante per le donne nella famiglia tradizionale non implica necessariamente l’eliminazione di quest’ultima.

 

A mio avviso, l’intuizione platonica che riguarda la centralità dell’educazione e dell’organizzazione sociale costituisce un forte contrasto alle sacche di patriarcato che ancora persistono.  Essa ci ricorda che crescere e formare i futuri cittadini non rappresenta il destino biologico di una donna isolata nel privato delle mura domestiche, ma un impegno che va assunto da ciascuno di noi: padri, madri, e società tutta che con la forza delle sue risorse mette a disposizione strutture idonee e sostegni adeguati.

Maria Antonietta Perna

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