Libertà di espressione

Premesso che la dichiarazione del Vaticano sul Ddl Zan ha tutto il sapore di una dichiarazione di guerra al Papa da parte dell’ala conservatrice della Chiesa, colgo l’occasione per affrontare il tema della libertà di espressione, un concetto di cui recentemente si è abusato o che è stato sventolato come bandiera di difesa dell’indifendibile: l’intolleranza.

Immaginiamo Willy E Coyote accusare Roadrunner di correre troppo veloce e di violare con quella corsa la sua libertà di mangiarselo in un boccone. Quando la destra, il Vaticano e in generale i populisti si oppongono a leggi che tracciano una linea precisa tra quella che è libertà di espressione e quello che invece è abuso, sono dei Willy E Coyote che se la prendono con Roadrunner.

Partiamo dal concetto di libertà. È assoluta o relativa?

Se la libertà fosse assoluta sarei libera di entrare nella casa del vicino e rubargli il televisore, sarei libera di fare la spesa senza pagare e anche di tirare un pugno in faccia al primo passante che capita. In sostanza, se la libertà fosse assoluta, l’umanità sarebbe ancora ferma all’età della pietra: ognuno per sé a fare tutto quello che gli passa per la testa. Nessuna collaborazione sarebbe mai possibile. Per evolversi invece, le società hanno bisogno che gli individui collaborino, e perché queste collaborazioni siano possibili si deve avere un minimo comune denominatore, ovvero degli accordi, delle regole, delle leggi.

Cosa sono in fondo le leggi se non limitazione della libertà? Ma sono limitazioni necessarie per consentire agli esseri umani di collaborare efficacemente in larghi gruppi, consentendo a ciascun individuo una griglia di riferimento. Diciamo allora che la relatività della libertà è qualcosa che accettiamo perché ci protegge. Nessuno è libero di venire a insultarci, violentarci e ammazzarci. Ciascuno individuo è libero fin tanto che la propria libertà non leda i diritti altrui.

Espressione è comunicazione. Quando parliamo di libertà di espressione ci riferiamo alla libertà di poter comunicare le nostre opinioni.

Per molto tempo la libertà di espressione non ha avuto bisogno di molte regole, bastava il concetto. Questo perché, nella maggior parte dei casi, la linea del rispetto reciproco veniva tacitamente accettata. In sostanza, non c’era bisogno di leggi che limitassero la libertà di espressione al fine di proteggere i più vulnerabili.

Il populismo però ha fatto dell’ignorare questo rispetto implicito la propria arma, oltrepassando la linea e reclamando il pieno diritto all’abuso, all’insulto e alla menzogna mascherandolo per libertà di espressione.

Inevitabilmente, ci siamo trovati spiazzati e abbiamo visto questo fenomeno crescere a dismisura: Johnson, Trump come apici mondiali. Cosa fare quando qualcuno abusa della fiducia reciproca? Quando si avvantaggia di un’assenza di regole scritte oppure ignora quelle esistenti?

Cosa fare quando qualcuno include nella libertà di espressione, la libertà all’insulto, all’abuso, allo sciovinismo, all’incitamento alla violenza, alla discriminazione e alla menzogna?

Si entra in un’area grigia che necessita riflessione perché si è costretti a riconsiderare la libertà di espressione nell’accezione relativa della libertà stessa: una libertà che non violi i diritti degli altri. È un territorio pericoloso e un’arma a doppio taglio perché dipende interamente su quanto una società ritenga o non ritenga sia accettabile.

Ma il populismo ha fatto dell’assenza di regole la propria testa d’ariete: un mondo senza regole è un mondo dove tutto è consentito e dove inevitabilmente regna la legge del più forte, del più ricco, del più politicamente connesso e dove le masse sono lasciate senza alcuna protezione e di conseguenza senza diritti. È proprio questo che intendeva Steve Bannon con la decostruzione dello stato amministrativo. È proprio questo che è avvenuto con Brexit.

Non cediamo al ricatto morale del populismo. Le regole non sono anti democratiche: sono la base della democrazia.

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