Il paradosso intellettuale

Partiamo allora dalla famosa frase di Fantozzi: “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” Riassume mirabilmente la spaccatura tra l’intellettuale e la persona media.

In un ipotetico tentativo di convincere Fantozzi che Eisenstein era un genio, al meglio l’intellettuale otterrebbe un timido e menzognero assenso fatto da Fantozzi per non apparire ignorante, ma per lui La corazzata Potemkin continuerebbe ad essere noiosa, irraggiungibile e insignificante. 


Siamo davanti ad un problema di comunicazione e di percezione della realtà. L’intellettuale, abituato a leggere, informarsi, comprendere e strutturare, si muove su un piano prevalentemente razionale. È un universo di esperienze cognitive astratte, la cui correlazione razionale dà vita a concetti. La strutturazione di essi è alla base della comunicazione.


Fantozzi, d’altra parte,  ha una forma mentis diversa. In vita sua ha letto raramente. Ciò significa che le sue esperienze cognitive tendono ad essere limitate alla realtà materiale e quotidiana. Vi è dunque meno capacità di astrarre ed elaborare concetti complessi. Spesso si tratta semplicemente di causa/effetto o sillogismi (il film è noioso, dunque è una cagata). Tanto inferiore l’elaborazione, tanto più preponderante il piano emotivo: gridare che è una “cagata” è liberatorio e a quel grido si uniranno tutti i simil-Fantozzi che prima avevano il timore di dire come la pensavano. 


L’intellettuale desidera un mondo in cui tutti parlino la sua lingua e percepiscano la realtà in modo complesso, articolato e profondo. Un mondo culturalmente emancipato formato da individui che pongono “la conoscenza” come bene supremo. 


Intendiamoci, l’intellettuale sa bene che un tale mondo non esisterà mai, ma si auspica almeno che la maggioranza sia composta da individui con la sua forma mentis. Un mondo dunque dove la maggioranza parli la sua stessa lingua e utilizzi griglie di riferimento analoghe. Questo perché sarebbe un mondo migliore, più equilibrato, più giusto e più tollerante.

Intanto, nell’auspicare il trionfo di questa tolleranza universale, l’intellettuale diventa intollerante verso i Fantozzi.


In fondo… non c’è la scuola dell’obbligo? Non veniamo tutti educati? Non è proprio questo il compito della scuola in una società moderna? Ecco che diventa insofferente e impietoso. Basta con l’ignoranza! Scatta il senso di superiorità che porta al giudizio: Fantozzi è un ignorante. Fantozzi è andato a scuola, e se dunque non legge, non ragiona, non comprende, pensa come un troglodita e il massimo della sua aspirazione è ruttare guardando la partita, è colpa della sua ignoranza e della sua pigrizia. 


L’intellettuale allora pone Fantozzi in una sub categoria umana di genere inferiore: “gli ignoranti”. Cerca di dimenticarsi che esiste e si ritira a parlare con altri intellettuali.

Intanto, il Fantozzi inglese, Mr Bean, vota Brexit. 


Se c’è una lezione che avremmo  dovuto imparare dal populismo (di cui Brexit è stata l’espressione più significativa) è  quello della comunicazione. I pro EU spiegavano razionalmente e analiticamente il perché Brexit sarebbe stato un errore; presentavano fatti ed esempi concreti. Ma Mr Bean non ci capiva niente, ergo dovevano essere fandonie. I populisti invece lanciavano slogan. Comunicavano dunque  in modo semplice e ad un livello emotivo. Che dicessero menzogne era irrilevante perché quel messaggio Mr Bean lo capiva e dunque doveva essere vero.

L’intellettuale ne usciva pazzo: non capiva come tanti milioni di persone potessero credere ciecamente ad ovvie falsità e non credessero a cose dimostrate da fatti. Eppure dietro c’era qualcosa di molto semplice: Mr Bean credeva a chi parlava la sua stessa lingua.


Non ho né risposte né soluzioni, solo la consapevolezza che la semplicità non è incompatibile con la profondità e la verità. Non si tratta di rinunciare ad esse e a cedere alla superficialità, alla menzogna o agli slogan vuoti o menzogneri, ma di trovare un modo per comunicarle in modo comprensibile e accessibile. Questo vale tanto per la politica quanto per la letteratura o l’arte in generale.

Si tratta di avvicinare non alienare. Colpevolizzare chi non ci capisce è infruttuoso. Non possiamo controllare la forma mentis altrui, ma possiamo controllare il modo n cui comunichiamo.

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