L’attacco alla Roe v. Wade, ovvero l’attacco allo stato di diritto

Che cos’è la Roe Vs Wade di cui molto si discute e che sta per essere annullata dalla Corte suprema americana? Perché questa decisione comporta una messa in discussione dello stato di diritto? Perché proprio adesso?

Cercherò di rispondere.

Roe v. Wade, 410 U.S. 113

La Roe v. Wade fu una decisione storica della Corte suprema degli Stati Uniti che stabilì che la Costituzione degli Stati Uniti protegge la libertà di una donna incinta di scegliere di abortire senza eccessive restrizioni governative. 

Alla base di questa decisione vi era l’applicazione del quattordicesimo emendamento della costituzione per il quale nessuno Stato può mettere in esecuzione una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti. Secondo questa interpretazione, esiste un diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell’individuo.

L’armata antiabortista

Negli ultimi decenni si assistito a un graduale rafforzamento degli schieramenti antiabortisti prevalentemente negli stati del sud e del mid west a maggioranza repubblicana (il GOP). 

Sebbene i singoli stati abbiano il potere di legiferare ponendo alcuni limiti, la Roe v. Wade ha valore federale e dunque nessuno stato  può impedire o criminalizzare l’aborto. Da qui la battaglia si è presto spostata sul principio stesso delle leggi federali, che gli stati ultraconservatori interpretano come limitativa della libertà dei singoli stati. Infatti, la messa in discussione della Roe v. Wade può essere vista come pretestuale per una battaglia di più larga scala.

Questo può far comprendere come la Roe v. Wade abbia assunto nel tempo una lotta che trascende l’aborto in sé ma sia divenuta il campo di battaglia tra GOP e il Partito democratico, tra America rurale e America urbana, stato di diritto federale e sovranismo degli stati (gli ex confederati), tra liberalismo e conservatorismo. In poche parole, una nuova guerra civile combattuta su di una decisione della Corte suprema.

Perché la Roe v. Wade non è una legge codificata ma solo una sentenza della Corte suprema?

Per far passare una legge occorre una maggioranza sia al congresso che al senato. I democratici hanno spesso avuto una maggioranza al congresso, ma meno spesso al senato. Al momento, l’amministrazione di Biden, non ha una maggioranza forte. Il senato infatti è composto di 50 senatori repubblicani e 50 democratici, con la sola Kamala Harris a poter intervenire con il proprio voto con una maggioranza di 51-50. Questo naturalmente implicherebbe un’assenza di dissensi tra i democratici, ma il senatore Manchin, per esempio, si è spesso schierato con i repubblicani, soprattutto per le votazioni in cui l’amministrazione Biden spingeva per la riduzione delle emissioni. 

Ad ogni modo, una maggioranza di 51-50 non sarebbe impossibile, in via del fatto che alcuni senatori repubblicani non vedono di buon occhio l’abolizione del Roe v. Wade e una maggioranza potrebbe essere raggiunta con un voto bipartisan, ma a rendere l’operazione estremamente difficile è l’esistenza del filibuster.

Il filibuster è un meccanismo che limita il potere della maggioranza. Come? Consente a un senatore di parlare per tutto il tempo che desidera, a meno che una maggioranza di 60 senatori votino per concludere il dibattito invocando la coagulazione ai sensi della Regola XXII del Senato. In sostanza, consente alla minoranza d’imporre una maggioranza di 60 sulla votazione di qualsiasi legge.

Sebbene nato originariamente come strumento protettivo della minoranza per limitare il potere della maggioranza, durante l’amministrazione Obama (che inizialmente aveva una maggioranza anche al senato), fu utilizzato dal GOP, guidato dal senatore Mitch McConnell, per ostacolare sistematicamente Obama bloccando in quel modo la stragrande maggioranza delle riforme proposte. Successivamente, quando il GOP conquistò la maggioranza al senato, lo stesso meccanismo fu usato dai democratici per bloccare l’amministrazione Trump. Oggi, è nuovamente il GOP a servirsene.

L’uso del filibuster da misura protettiva a blocco legislativo da parte di McConnell ha nel tempo trasformato il dibattito tra due fazioni a blocchi antitetici e inconciliabili.

Trump e la Corte suprema

Le difficoltà nel far passare la Roe v. Wade al senato da parte dei democratici comunque non fu mai un reale problema, in quanto la sentenza della Corte suprema aveva lo stesso valore federale e avrebbe potuto essere ribaltata solo con un’analoga sentenza della stessa corte, ipotesi che fino a pochi giorni fa appariva addirittura inimmaginabile.

La Corte suprema degli USA è composta da nove giudici e ogni decisione richiede una maggioranza di cinque. Ogni candidato è votato dal senato.

Trump non aveva mai fatto mistero, sia in campagna che dopo le elezioni, di appoggiare le rivendicazioni antiabortiste dei “pro-life” facenti riferimento principalmente alla chiesa evangelica che costituiva un’ampia base del suo elettorato. Per molto tempo però i suoi appuntamenti di giudici dichiaratamente antiabortisti sono stati interpretati come “imbonimenti” dell’ala estremista repubblicana più che un vero tentativo di far abrogare la Roe v. Wade.

Solo Hilary Clinton aveva a lungo messo in guardia del pericolo e delle vere intenzioni di Trump. Anche dopo la sua mancata elezione, a ogni nuovo appuntamento di giudici alla Corte suprema promosso da Trump, aveva insistito che le sue mosse non erano solo “imbonimento” e che la Roe v. Wade era in pericolo.

Perché molti democratici non si preoccupavano?

Perché credevano nell’importanza e il valore del “rule of law”, ovvero nelle dichiarazioni fatte sotto giuramento dai tre giudici appuntati da Trump con il supporto della maggioranza repubblicana al senato:  Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett.

Sotto giuramento Kavanaugh aveva dichiarato: “Uno degli aspetti importanti di Roe v. Wade è che è stata ripetutamente riaffermata”. Gorsush invece aveva detto: “È una legge della patria e io accetto le leggi della patria”. Infine, Amy Coney Barrett aveva sostenuto: “I giudici non possono svegliarsi una mattina e dire ho i miei obiettivi, come mi piacciono le armi od odio le armi, sono favorevole all’aborto o sono contraria e marciare con l’autorità di una regina e imporre la loro volontà al mondo. Non si tratta della legge di Amy ma della legge degli americani”.

Non avendo la maggioranza al senato, i democratici non avevano possibilità d’impedire l’appuntamento di questi giudici, ma le dichiarazioni dei medesimi in merito al Roe v. Wade avevano creato l’opinione generalizzata che una revisione della sentenza sarebbe stata improbabile.

Cosa mette in discussione l’abrogazione del Roe v. Wade?

Con l’abrogazione del Roe v. Wade si apre un vaso di Pandora. 

Basandosi sul quattordicesimo emendamento che sancisce il diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell’individuo, la sua abrogazione comporterebbe le seguenti conseguenze:

  1. Discriminazione tra uomini e donne in merito al diritto alla privacy 
  2. Negazione del diritto di privacy della donna, affermando il diritto dello stato sulle sue libere decisioni e il controllo del corpo.
  3. Negazione dello stato di diritto per le donne.

Bisogna comprendere che il discorso sull’aborto va oltre il diritto alla vita di un feto, ma ha come punto centrale lo stato giuridico delle donne. L’abolizione dell’aborto comporta infatti implicazioni legali che rendono di fatto le donne cittadine di secondo grado, la cui biologia è sottoposta al controllo dello stato.

Cosa impedisce, una volta sancito il diritto dello stato sul corpo di una donna, d’impedire isterectomie anche per motivi medici (in Texas le donne già non sono più libere di farlo senza il consenso del marito)? Cosa impedirà l’emanazione di leggi che impediranno aborti anche in caso di gravidanze extra uterine e si lasceranno morire le donne o criminalizzeranno i medici che tentano di salvare le loro vite? Cosa impedirà agli stati perfino di criminalizzare donne che hanno aborti spontanei? Cosa impedirà di obbligare bambine di 12 anni a partorire il frutto di violenza o incesto? Cosa fermerà i legislatori oltranzisti di obbligare le donne a registrare il loro ciclo o addirittura impedire loro di lasciare il paese senza prima effettuare un test di gravidanza?

Se sorridiamo nel pensare a queste come possibilità distopiche, come ne “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, sorrideremmo meno constatando che almeno 13 stati americani hanno già pronte leggi di questo tipo e attendono solo la conferma ufficiale dell’abrogazione della Roe v. Wade per renderle effettive e che sono già avvenuti casi di donne condannate in seguito ad aborti spontanei. Un disegno di legge per vietare l’aborto introdotto nella legislatura dell’Ohio che richiede ai medici di “reimpiantare una gravidanza extra uterina” nell’utero di una donna è stato firmato dal governo DeWine 11 aprile 2019. Una procedura medica che non esiste. In Louisiana, è stato sancito che la vita inizia alla fecondazione e nulla indica che vi siano eccezioni per le gravidanze extra uterine.

I “pro life” sono veramente per la vita?

I sostenitori del movimento “pro life” americano appartengono, nella maggioranza dei casi, all’ala estremista del partito repubblicano. Tra le figure di spicco troviamo gli ultra conservatori Ted Cruz (Texas) e Ron DeSantis (Florida). Quali sono le loro posizioni (e del loro elettorato) su altri temi inerenti alla “vita”?

  1. Contrari a limitazioni al possesso di armi
  2. Favorevoli alla pena di morte
  3. Contrari a misure per la salvaguardia del pianeta

Come vedrebbero poi il futuro di questi feti “sacri” una volta messi al mondo? Quale supporto e cure offrirebbero ai nascituri? Vediamo le loro posizioni:

  1. Contrari all’assistenza medica universale e gratuita
  2. Contrari alle cure antenatali e post-natali
  3. Contrari agli assegni familiari
  4. Contrari alla scuola pubblica (che vorrebbero abolire)

In sostanza, vediamo che l’antiabortismo non è un movimento per la difesa della vita, ma uno interessato a imporre il potere dello “Stato” sui diritti individuali delle donne, senza che questo stesso Stato debba assumersi alcuna responsabilità rispetto alle madri (spesso vittime di stupri e minorenni) e dei nascituri (abbandonati senza alcun supporto a miseria e povertà, oppure – come è avvenuto tristemente in passato – venduti dagli stessi padri incestuosi).

Così come lo stupro non ha nulla a che vedere con il sesso, togliere il diritto a una donna di scegliere se portare avanti la gravidanza o meno e sancire che non ha diritto all’autonomia del proprio corpo, non ha nulla a che vedere con la difesa della vita. Si trattano entrambi di affermazioni del potere.

Il Roe v. Wade riguarda solo i diritti delle donne?

No. Come accennato all’inizio, l’abolizione del Roe v. Wade apre un vaso di Pandora perché nel momento in cui lo Stato nega il principio della libertà dell’individuo per affermare il controllo, si crea un effetto domino in quanto viene a mancare il principio cardine alla base delle democrazie liberali e secolari. 

Allora oggi quella libertà viene negata alle donne, domani sarà il turno degli LGBT, dopodomani si proibiranno i matrimoni interrazziali (già proposta dal senatore repubblicano Mike Braun) e così via, fino alla teocrazia totalitaria.

In un articolo precedente avevo analizzato come, negli ultimi anni, abbiamo assistito a una serie di operazioni minate ad attaccare i valori liberali e secolari, quali espressi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (che limitano il potere di una cerchia ristretta d’individui) a favore dell’affermazione di diritti sovranisti di stampo “oggettivo”, ovvero non basati su alcuna regola universalmente condivisa, ma arbitrariamente stabiliti dalla “cultura” (come direbbe Dugin) o dal “potere assolutistico” (come direbbe Bernard-Henri Lévy).

L’attacco al Roe v. Wade, avvenuto durante l’invasione dell’Ucraina (che simboleggia l’attacco al liberalismo occidentale), non è casuale e va letto all’interno dello stesso contesto. È a tutti gli effetti una dichiarazione di guerra al federalismo liberale americano in nome del sovranismo dei singoli stati, perpetrato dal partito repubblicano (vicino a Putin, e il cui ideologo, Steve Bannon, ha una visione simile a quella di Dugin). 

Cosa può fare Biden?

È possibile che Biden tenterà di far passare la legge al senato chiedendo una votazione pubblica (circa il 70% degli Americani infatti sono favorevoli al Roe v. Wade, percentuale che dunque comprende quasi la metà dell’elettorato repubblicano) e tentare di guadagnare consensi tra i repubblicani con seggi a rischio attraverso ripetute votazioni. Certamente, i democratici imposteranno l’intera campagna elettorale dei mid-term di novembre per guadagnare un ampia maggioranza al senato.

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